Cuore, gioventù e ambizione: il bilancio di fine anno di mister Ponte
- Juri Lertora
- 8 ore fa
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Si chiude un anno intenso, fatto di polvere, sudore e sogni che iniziano a prendere forma. Tra le mura amiche del mondo "Verde", abbiamo incontrato Mister Ponte. Non è solo un bilancio tecnico il suo, ma un racconto emozionato di chi vive il campo con l'anima.
Mister, il campionato sta entrando nel vivo. Che aria si respira guardando la classifica?
"Oggi iniziano a emergere i veri valori, quelli scolpiti dal lavoro quotidiano. La classifica parla da sola e non mente mai. Quest'anno ogni singolo punto ha un peso specifico enorme, quasi mistico: è un campionato di un equilibrio sottile e di una difficoltà estrema. Lassù ci sono tre 'corazzate' che viaggiano a ritmi altissimi; fermarle nel girone di ritorno sarà un'impresa da giganti, ma è proprio questo il bello del calcio."
Parliamo della "sua" Fezzanese. Una finale di Coppa Italia conquistata e un terzo/quarto posto che profuma di futuro...
"Non tocca a me giudicare il mio operato, preferisco che parlino i fatti, i dati oggettivi che sono lo specchio del nostro sacrificio. Siamo in finale di Coppa e stabili nelle zone nobili della classifica. E sapete qual è la cosa che mi fa battere il cuore? Farlo con la rosa più giovane del torneo, insieme al Molassana. È una scommessa vinta sulla linea verde."
Eppure, lungo il cammino, ci sono state quattro cadute. Come le spiega?
"Le sconfitte bruciano, ma insegnano. Quei quattro passi falsi sono figli della nostra gioventù: un pizzico di inesperienza, la bravura degli avversari e, lo dico con estrema onestà, anche qualche errore mio. Ma fa parte del gioco. Sbagliare è umano quando si sta costruendo qualcosa di nuovo, l'importante è rialzarsi con più fame di prima."
Si percepisce un legame fortissimo tra lei, la squadra e la società. Cosa prova in questo momento?
"Provo un orgoglio immenso. Guardo i miei ragazzi lavorare ogni giorno in questa nostra prima, emozionante avventura nel mondo dei 'grandi' e mi sento fiero di ognuno di loro, dal primo all'ultimo. E poi c’è la società: provo una gratitudine profonda verso chi non ci fa mancare nulla. Qui alla Fezzanese si lavora in un clima sereno, una rarità preziosa. È quella sana pressione che ti stimola a dare il massimo senza toglierti il respiro."
Qual è l'augurio per l'anno che verrà?
"Sappiamo di dover dare di più. Sempre. I dettagli da migliorare sono ovunque, nascosti in ogni allenamento. Ma il seme è piantato: stiamo lavorando duramente per costruire, mattone dopo mattone, qualcosa di grande che resti nel tempo. Il viaggio è appena iniziato."





